Su Leggo una bella intervista dove si parla del lavoro fatto su Perin e sui miei consigli per Zaniolo (QUI L’ORIGINALE)

ROMA – Ha risollevato Perin da un doppio infortunio identico a quello di Zaniolo e da anni è tra i mental traniner più importanti d’Italia tanto che molti sportivi (dal karate al calcio) si rivolgono a lei. Abbiamo chiesto a Nicoletta Romanazzi la via di uscita per Nicolò.

Lei ha avuto la possibilità di rimettere in piedi Perin. Quali sono i segreti?
«Comprendere i meccanismi mentali dell’atleta. Sono convinta che dietro gli infortuni ci sia sempre una parte mentale che ha influito. Se, per esempio, parliamo di un atleta molto determinato come Zaniolo il rischio è che non diano la giusta importanza al riposo, al piacere, e questo crea poca attenzione al corpo e soprattutto rigidità che mettono maggiormente a rischio infortuni».

La mamma ha detto che la sua prima reazione è stata Smetto. E’ naturale?
«Assolutamente sì ed è anche importantissimo dare spazio alla parte triste, disperata, delusa, frustrata o rimane dentro ed esce quando meno ce l’aspettiamo. Bisogna passarci».

Quanto conta la paura, una volta tornati in campo di rischiare un nuovo infortunio?
«Molto. Spesso lo shock dell’incidente rimane presente anche dopo molto tempo e se non elaborato ci tiene dentro alla paura che possa risuccedere ed è quella paura che ci rende più fragili. Le paure vanno ascoltate ed elaborate affinché diventino alleate».

Quanto ha influito secondo lei la fretta di tornare?
«Napoleone diceva: Siccome ho molta fretta, vado molto piano. La fretta non è mai buona consigliera. Soprattutto in questi casi».

Il ragazzo non vorrebbe operarsi a Villa Stuart per non ripetere mentalmente l’iter doloroso di 8 mesi.
«E’ plausibile. Sono rimasti vivi ancora ricordi che lo riportano a momenti difficili e che lui ha associato a quel luogo».

Da Leggo.it

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